Terrra globale: cos'é e perchè non ha trovato ad oggi l'attenzione degli operatori interessati ?

Per molto tempo, in passato (almeno due decenni), in letteratura, nei convegni e altro si è disquisito e auspicata la necessità di una previsione normativa dell’impianto di terra globale che ne rendesse possibile l’applicazione.

 Paradossalmente quando tale previsione normativa è entrata finalmente in vigore (anno 1999 ed. IX della norma CEI 11-1) e l’IdT  globale è stato definito[1], l’interesse è sembrato scemare e oggi effettivamente pochi ne parlano.

La necessità di poter utilizzare l’IdT globale era andato crescendo con l’aumentare dei costi da sostenere per le verifiche periodiche che si rivelavano sempre più spesso onerose e non significative, specialmente per quanto riguardava le misure della resistenza di terra e le tensioni di passo e contatto, sia delle cabine inserite nella rete a MT della distribuzione pubblica, sia delle cabine degli utenti finali a MT, quando ubicate nelle aree urbane caratterizzate da un’estesa interconnessione degli impianti di terra delle singole cabine attraverso gli schermi dei cavi interrati a MT e anche di neutri delle reti BT dalle stesse dipendenti.

Trattazioni matematiche confortate anche da prove sul campo dimostravano infatti che gli impianti di terra delle cabine inserite nel suddetto “contesto magliato” risultano di fatto sicuri e che quindi la prevista verifica periodica poteva essere limitata al controllo dell’integrità dei conduttori di terra e degli altri componenti rispetto alla corrosione e alle effrazioni meccaniche.

Tuttavia la “verifica semplificata” degli impianti di terra cabine insistente nelle aree urbane non era praticabile in difetto dell’esplicita previsione normativa di cui sopra.

Oggi alcune imprese distributrici, in particolare Enel, utilizzano l’IdT globale1, ma il ricorso allo stesso non è esteso come sarebbe stato lecito attendersi.

La ragione è da ricercarsi nel fatto che l’IdT deve essere certificato e documentato da prove strumentali sul campo, piuttosto complesse e onerose, dopo aver individuato (ad esempio con metodi grafici – vedasi metodo dell’elisse) il perimetro dell’area concentrata che delimita le cabine cui s’intende applicare un regime di verifica semplificato.

Tutto ciò, ben inteso non giustifica ritardi o rinunce, perché è facilmente dimostrabile che i costi d’investimento per la realizzazione del progetto di un IdT globale sono recuperabili (in termini di maggior economia nelle verifiche periodiche) in un breve arco di tempo[2].



[1] "Impianto di terra realizzato con l’interconnessione di più impianti di terra che assicura, data la vicinanza degli impianti stessi, l’assenza di tensioni di contatto pericolose. Tale impianto permette la ripartizione della corrente di terra in modo da ridurre l’aumento di potenziale di terra negli impianti di terra singoli. Si può dire che tale impianto forma una superficie quasi equipotenziale. Questa definizione è limitata alle reti di trasmissione e di distribuzione del Distributore pubblico, ad esempio nel caso di aree urbane concentrate e agli impianti utilizzatori alimentati in AT o in MT collegati all’impianto di terra globale e in esso, inclusi".

 

[2] Il tempo di rientro dell’investimento dipende ovviamente in maniera rilevante dalla densità delle cabine insistenti nell’area dell’IdT globale.